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Ho sempre guardato con fastidio, a volte con sottile “invidia”, i possessori di partita iva o gli imprenditori all’atto di chiedere la ricevuta ai ristoranti per poterla “scaricare”. Il mio risentimento cresceva a dismisura quando ad essere “scaricati” erano computer, e simili”… Tutti beni e servizi (connettività dati, soprattutto) che a me costano diversi euro l’anno.

Il mio e di mia moglie budget di spesa mensile di 1.500 euro (di cui 600 di affitto di casa e 200 di bollette varie) urlava sempre vendetta!

Mi sentivo dire: grazie che non puoi spendere, non vuoi lavorare! Se lavori di più puoi guadagnare di più e spendere di più!

Facile la mia risposta: se lavoro di più, ammesso che guadagni di più, quando spendo? e soprattutto quando vivo i miei interessi e i miei rapporti umani? L’uomo è un animale sociale, non un animale da soma!

Fortunatamente, per i miei piaceri ed interessi principali “santo internet” mi veniva incontro: film, libri, opere, musica erano reperibili con piccolo sforzo.

Certo il mio “scarico” era ed è illegale, il loro (quello degli imprenditori “ossatura del paese”), invece, perfettamente legale; certo il loro “scarico” legale era ed è per prodotti e servizi “consumistici, di status e di apparenza”; il mio “scarico” illegale era ed è per prodotti della cultura e dell’arte, …”dell’essere” e “dell’uomo”. Non nascondo, certo, che proprio in questo traevo un’intima, romantica soddisfazione intellettuale. …indubbiamente un po’ “radical”, lo ammetto!.

La mia stessa sensibilità intellettuale e umana, tuttavia, non mi nascondeva le conseguenze dei miei “scarichi” sulle vite materiali degli artisti.

Mi consolavo, in minima parte, con la considerazione politica che se un paese come l’Italia decide di orientare il proprio modello di sviluppo nella rincorsa competitiva alla Cina e all’India, puntando alla produzione di beni e servizi “materiali” a basso costo, attraverso la riduzione del costo del lavoro sia in termini economici (con la progressiva eliminazione di tutte le tutele e la proporzionale riduzione delle retribuzioni) e sia in termini sociali (abbattendo il welfare -assistenza, sanità, pensioni, istruzione- e, di fatto, aumentando l’orario di lavoro a dismisura), le conseguenze negative non potevano che ricadere anche sugli artisti e sui “portatori di cultura” in genere. Se a questo aggiungiamo il “Maria de Filippi state of mind” che caratterizza non solo l’idea di intrattenimento di massa ma anche di realizzazione personale della massa, era ed è evidente che per i miei cari amici musicisti e lirici, ad esempio, altra strada non vi è che l’emigrazione in ambiente teutonico o peggio in Cina dove un lirico italiano resta ancora “un lirico italiano…”

In questo “disagiato” equilibrio di pulsioni politiche avevo comunque trovato la mia personale risposta “di sopravvivenza” al declino sociale.

D’improvviso, un brutto giorno scopro che una “brillante” operazione del FBI ha chiuso il principale sito di distribuzione di film al mondo. E subito le associazioni degli editori hanno reclamato la “par condicio” delle produzioni culturali chiedendo che tali interventi avvenissero anche per i siti di distribuzione dei libri.

A dire il vero il sito (o meglio i siti) chiuso e il soggetto arrestato era da tempo da me aspramente criticato. Era il classico prodotto dell’individualismo neoliberista d’avventura (eh sì! purtroppo è lo state of mind più diffuso anche nel mondo hacker…). Aveva costruito un impero personale (diventando milionario!) su di una esigenza collettiva… Nulla di romantico e rivoluzionario! Ero in attesa che il mondo underground, socialmente orientato, lo “facesse fuori” creando alternative realmente democratiche e partecipative per la distribuzione dei film. Invece si ingrandiva sempre più, portando alla scomparsa anche di quei piccoli canali alternativi di diffusione realmente gratuiti e open-oriented.

Comunque, la sua dipartita è stata per me …l’apocalisse!

Altro che budget mensile di 1.500 euro con 600 di affitto e 200 di bollette!… e adesso come faccio? anzi facciamo -mi dicevo- visto che siamo in due? Se dovessero chiudere anche i siti di distribuzione dei libri e della musica arriveremmo al nostro personale “default”.

E il nostro default sarebbe vero, non come quello della Grecia e dell’Italia tanto ideologicamente sbandierato per giustificare da un lato il rifinanziamento delle banche che hanno perso i soldini giocando in borsa (invece di investirli produttivamente nell’economia reale attraverso il finanziamento delle imprese, assolvendo così al cosiddetto loro ruolo sociale) e dall’altro provvedimenti legislativi di restaurazione dell’ordine sociale pre anni ’50, quando all’università non andava quasi nessuno, così come enormemente minore era il numero dei pensionati che se la godevano (la pensione!), quando la mobilità sociale (quella tra le classi o tra ceti) si riduceva alla sola mobilità territoriale (le migrazioni), quando i treni arrivavano in orario …perchè erano pochi! quando c’erano i pochissimi grandi ricchi e i tantissimi grandi poveri, quando si moriva di appendicite o ci disinfettava con il ddt…

Ironia della sorte (?), negli stessi giorni è andato in proiezione nelle sale cinematografiche il film agiografico (…vita della santa) Margaret Thatcher! …che io non ho potuto neanche “scaricare”!

Mi rendo perfettamente conto che è definitivamente tramontata l’idea di una coscienza collettiva “colta” basata su valori della comunità, del sapere, della con-divisione della vita con altri, dell’equilibrio ambientale e che da tempo, invece, si è deciso (io no!) di privilegiare il benessere individuale a discapito della cura del bene comune.

Infatti non intendo annunciare nessun proclama di emancipazione universale delle masse!

Pongo solo una questione, estremamente individuale, forse, (ma, del resto, come detto è questa l’epoca dell’individualismo neoliberista!…):

voglio anche io lo “scarico legale” come gli imprenditori e i “partita iva people”

“voglio scaricare dalle tasse le spese per libri, teatro, cinema (ad eccezione dei “cinepanettoni”!) e connettività dati.

Non è un provvedimento che manderebbe in crisi l’economia nazionale. Oggi già un singolo (persona fisica) può scaricare le spese mediche attraverso la dichiarazione dei redditi. Chiedo di estendere tale possibilità anche alle spese sostenute dalle persone fisiche per libri, teatro e cinema (ad eccezione dei cinepanettoni).

Il provvedimento genererebbe un effetto moltiplicatore nell’economia, portando più gente a leggere, al teatro e al cinema, sottraendola così alle domeniche nei centri commerciali. Settori della cultura potrebbero tirare un po’ di respiro, anche quelli non destinati al grande pubblico, che con la crisi stanno scomparendo non potendo reggere i costi con i loro target di nicchia.

Inoltre non nascondo il significato, questo sì, politico di tale scelta: l’Italia considererebbe la crescita culturale del suo popolo come un obiettivo sociale e non come una scelta individuale.

…e questo forse potrebbe essere l’inizio di vero un cambiamento!

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